I Nativi Digitali

I ragazzi e bambini di oggi appartengono a una generazione differente; sono nati “nella tecnologia”, sono i nativi digitali. L’espressione “Nativi digitali” è stata coniata per la prima volta da Marc Prensky nel 2001. Il newyorkese, studioso dei problemi educativi, in due suoi articoli spiegò che i problemi educativi sorti negli ultimi anni nell’istruzione pubblica erano dovuti a una arretratezza della scuola. La scuola, infatti, era particolarmente distante dalle nuove modalità di apprendimento dei bambini e ragazzi, immersi fin da piccoli nella tecnologia digitale. La differenza tra chi appartiene "all’era Gutenberg" e chi appartiene all’”era internet” è infatti abissale, le nuove tecnologie hanno profondamente cambiato il modo di comunicare e imparare dei nativi digitali. Gli appartenenti all’era Gutenberg hanno un modo di interfacciarsi lineare e monodirezionale, prediligono quindi eseguire un’azione alla volta e riescono a focalizzare la loro attenzione solo su quell’azione che stanno compiendo; i nativi digitali hanno un modo di interfacciarsi pluridirezionali, preferiscono eseguire più cose contemporaneamente. Tuttavia queste due categorie non sono fisse, spesso, nelle famiglie con figli minorenni o giovani, si verifica il “trascinamento digitale” da parte dei giovani nei confronti dei loro genitori. Le persone “contagiate” dalla tecnologia vengono definiti come “immigranti digitali”. Quando si è avuto il passaggio dall’era Gutenberg all’era dei nativi digitali? Questo passaggio si è avuto a partire dalla seconda metà degli anni ’80, quando si cominciarono a diffondere i primi computer a interfaccia grafica e le prime console. Il passaggio è diventato poi definitivo nei primi anni 2000, quando i computer, internet e soprattutto le console si cominciarono a diffondere nelle case di molte famiglie. L’ultimo step nel passaggio dall’era Gutenberg all’era dei nativi digitali si è verificato negli ultimi anni, con la diffusione degli smartphone e dei social network. Negli ultimi anni molte ricerche si sono focalizzate sul problema del rapporto tra la tecnologia e l’apprendimento dei ragazzi. I risultati di tali ricerche sono positive, i ragazzi con le nuove tecnologie apprendono in maniera più efficiente, veloce e soprattutto in una maniera più coinvolgente. Ovviamente le infinite possibilità della tecnologia devono essere sfruttate in modo adeguato. Essere nativi digitali non significa saper utilizzare in automatico la tecnologia, per questo il ruolo della scuola è essenziale, la scuola ora più che mai ha il ruolo di saper insegnare l’uso e il corretto uso della tecnologia. La tecnologia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e pensare da oggi cosa ci riserverà in futuro è pura utopia. L’unica cosa certa è che si dovrà cercare in tutti i modi di integrare a pieno le nuove tecnologie, cercando di includere in questa rivoluzione tecnologica anche chi fino ad ora ne è stato escluso.

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