Donne ai vertici dell’Unione Europea

Ursula von der Leyen per la presidenza della Commissione Europea e Christine Lagarde per la presidenza della Banca Centrale Europea. Lagarde è stata la prima ministra dell’economia donna in Francia, la prima presidente donna del Fondo Monetario Internazionale e sarà la prima presidente donna della Banca Centrale Europea, così come von der Leyen è stata la prima ministra della difesa donna in Germania e se nominata sarà la prima presidente donna della Commissione Europea. Queste donne sono parte di un’élite neoliberale cosmopolita alla guida delle più importanti istituzioni internazionali. Se Lagarde e von der Leyen hanno speso parole a favore dell’eguaglianza tra uomini e donne, questo non le fa divenire di per sé delle femministe a favore dei diritti civili. Inoltre, il femminismo non è un monolite, esistono molti femminismi, tra cui uno di stampo più liberale incentrato solamente sull’eguaglianza tra i due sessi, una politica necessaria, ma di certo non sufficiente. Eppure anche queste donne condividono una condizione con le altre donne: sono state criticate solo perché donne. Tutte le donne in posizioni di potere vengono accusate di essere incapaci e di aver raggiunto quei posti o perché vige un sistema di quote o per favori sessuali. Queste due nomine inoltre arrivano in un parlamento dove le forze di destra illiberale, neoautoriataria e nemica delle donne, non è mai stata così forte. Se una cosa ci raccontano le mobilitazioni globali di questi ultimi anni è che il femminismo non può essere individualista e competitivo, ma si basa sulla sorellanza tra donne.

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